La spada della fanciulla di Yue

Il più antico documento che tratta in certa misura della teoria delle arti marziali in Cina è lo Yuè nǚ lùn jiàn 越女论剑 (Discorso sulla spada della fanciulla di Yue), contenuto all’interno dello Wú Yuè Chūnqiú 吴越春秋 (Primavere e autunni degli stati Wu e Yue), risalente al periodo degli Han posteriori (25-220 d.C.). Questo breve testo racconta la storia di una fanciulla cresciuta da sola nella foresta, prodigio nell’uso della spada, la quale viene chiamata alla corte dal sovrano Goujian dello stato di Yue per esporre la sua arte. Durante il tragitto verso la corte del re di Yue la fanciulla si imbatte in un bizzarro avversario, un certo Yuan Gong (più famoso come Baiyuan “gibbone bianco”, protagonista di tante leggende del Wushu tradizionale), il quale, sconptto dall’abilità della spadaccina, fugge tramutandosi in una scimmia bianca. Arrivata a corte la fanciulla da mostra della sua arte e viene lodata dal sovrano.

La breve ma profonda descrizione dell’arte della spada in questo testo costituisce un prezioso documento per la letteratura marziale, poiché testimonia come già in epoca antica la scherma cinese avesse raggiunto un’altissima rasnatezza tecnica e teorica.

A causa dell’antichità della lingua con cui è stato scritto, il testo non è di immediata comprensione, tuttavia si è cercato di tradurre integralmente il documento, adattandolo e rendendolo più scorrevole possibile.


Discorso sulla spada della fanciulla di Yue

traduzione dal cinese di E.Tobia

Un tempo il sovrano di Yue chiese al suo primo ministro Fan Li: “Mi consigliano questi stratagemmi: condurre le navi nelle battaglie in mare, guidare carri nelle battaglie di terra. Carri e navi sono vantaggiosi, riescono a fermare i soldati con le balestre. Ora dimmi, c’è forse qualcosa di sbagliato in questo programma?”

Fan Li rispose: “Ho sentito dire che nessuno dei saggi dell’antichità si preparasse alla guerra con le armi. Ma nel condurre le truppe in battaglia, solo l’abilità decideva il buono o il cattivo esito. Ho sentito dire che qui nello stato di Yue c’è una fanciulla originaria della foresta meridionale, considerata un prodigio dalla gente comune. Vorrei che vostra altezza la invitasse a corte in modo da poter vedere la sua bravura”.

Il re acconsentì, volendo interrogare personalmente la fanciulla sulla sua arte della spada. La fanciulla accettò gli ordini e si incamminò verso il Nord. Giunti nei pressi di Shanyin la fanciulla incontrò un vecchio dalla lunga barba bianca di nome Yuan Gong, che si parò di fronte al carro chiedendo: “È possibile che chi mi viene incontro sia la fanciulla della foresta meridionale? Con quale arte della spada vi mettete al servizio del re di Yue? Vi prego di mostrarmela” La fanciulla rispose: “Io non ho nulla da nascondere, spero che possiate insegnarmi qualcosa.”

Il vecchio prese una canna di bambù dal boschetto e attaccò la fanciulla con una stoccata. La canna di bambù si ruppe e un esile ramo cadde per terra. La fanciulla allora raccolse il ramo caduto e attaccò a sua volta il vecchio. Al tocco del ramoscello brandito dalla fanciulla, il vecchio, balzando su un albero, si trasformò in una scimmia bianca, lanciando un urlo di bestia. La fanciulla prese a rincorrerlo, simile a una nuvola bianca trasportata dal vento.

Quando la fanciulla incontrò il re, questi la interrogò chiedendo: “Com’è la tua arte della spada?”

La fanciulla rispose al re dicendo: “Sono nata nella foresta profonda,
crescendo sola in modo selvaggio. Non mi sono addestrata in
nessun’arte, ma segretamente mi sono dedicata all’uso della spada, ripetendo (i movimenti) senza sosta. Non ho appreso da nessuno questa abilità, la posseggo in maniera innata”.

Il re di Yue chiese: “Dimmi allora, com’è questa tua arte?”

La fanciulla disse: “La mia arte è delicata e semplice, il suo signipcato remoto e profondo. Vi sono porte e passaggi, v’è lo yin e lo yang. Aprire le porte (dell’avversario) e chiudere i passaggi (del proprio corpo), lo Yang declina e lo Yin aumenta. Durante lo scontro, all’esterno traspare solo la quiete, ma all’interno conservo il vero spirito. A vedermi sembro una donna, ma quando combatto sono come una tigre. La forma attende il respiro, procedendo insieme allo spirito. Indistinto come la luce del sole, improvviso come un coniglio che salta, veloce come un lampo. Il respiro ora va ora viene, è impossibile fermare le mie tecniche. Dritto e orizzontale, vado contro e seguo, diretto e rovescio, senza lasciare traccia. Con quest’arte un uomo vale cento, cento uomini ne valgono diecimila”.

Il sovrano di Yue volle provare personalemente l’abilità della fanciulla e vide che era proprio come ella diceva. Le diede così un nome, la fanciulla di Yue. In seguito il sovrano ordinò al comandante Gao della quinta armata di apprendere l’arte della spada di Yue e di istruirne le truppe. Da quel giorno tutti la chiamano “arte della spada della fanciulla di Yue”.

E. Tobia